

La storia non ci ha insegnato proprio nulla e non c’è da meravigliarsene, date le evidenti manipolazioni cui è stata sottoposta ad opera di chirurghi poco diplomatici, che l’hanno seviziata ed in qualche modo trasformata in qualcosa di abominevole. D’altronde, si sa, la storia la scrivono i vincitori.
A questo punto, però, mi domando a cosa servano le litanie che ogni anno trasmettono in televisione nella ricorrenza della Shoah: ci riempiono di documentari, storie di aguzzini e torturati, di morti la cui unica colpa fu di appartenere alla stirpe di Abramo. Non importa che fossero osservanti o meno. L’unico ebreo buono è l’ebreo morto.
Nonostante io abbia solo ventidue anni e, quindi, non sia vissuto al tempo della Seconda Guerra Mondiale, a volte mi sento in colpa, come se addosso portassi il peso dell’umanità -e di tutte le sue scelte – ma c’è , invece, chi ancora oggi non si fa molti scrupoli e dinanzi al mondo dichiara la propria <<battaglia>> ai nemici di sempre. Sempre loro, gli ebrei.
Non c’è storia che contempli “se” e “ma” eppure il passato si ripropone ed un novello Hitler torna a capeggiare la folle idea di voler sterminare i figli di Davide: niente Mein Kampf ma una dichiarazione dinanzi le telecamere dell’intero mondo. <<Noi non ci fermeremo fino a quando Israele non sarà cancellata dalla mappa geografica>>.
E tutti, oggi come ieri, leccano il culo al dittatore. Timore, vigliaccheria, la maledetta voglia di preservare lo status quo. E’ questo che ha portato al disastro ed è questo che ci condurrà ad una nuova era di terrore. Se tieni una saponetta bagnata tra le mani, questa scivola; non so se è ben chiara la metafora. Lo status quo non può essere mantenuto e nessuno resterà con le mani pulite. La storia avrebbe dovuto insegnarlo: il sangue sporca anche chi non spara.
Palestinesi e iraniani si preparano a compiere il prossimo genocidio e l’Europa, ancora una volta, guarda e non fa nulla e, in alcuni casi, incita o appoggia in silenzio.
Le armi dei seguaci di Allah sono potenti. Usano scudi umani, civili, spesso bambini: loro attaccano e si nascondono come i granchi, come le murene. Mordono e fuggono, piangono e fottono. Heil Hamas!
In Italia c’è chi inneggia alla libertà del popolo palestinese ma non si cura degli studenti uccisi in Iran, dell’onda verde e della voglia di cambiamento. In Italia c’è chi grida al regime: alla radio, alla televisione, sui giornali e sui vari social network. Tutti a gridare contro il tiranno. Ma quando si trovano a tu per tu con la vera tirannia tacciano, neanche la riconoscono, forse per paura che qualcuno tagli loro la lingua e le dita, perchè la dittatura non consente spazio ai dissidenti, contrariamente a questo Paese dove ciascuno è libero di esprimere il proprio pensiero, compreso il sottoscritto. Ciascuno riconosca le proprie colpe.
Diciamola tutta. Lo Stato di Israele è cresciuto, prosperato e, se attaccato, ha reagito. Certo non poteva rimanere immobile sotto i colpi del nemico alle porte. Qualcuno però preferiva e preferisce vedere gli ebrei rilegati nei lager. La Palestina è rimasta identica, pugno di polvere e sabbia, pur di continuare a riarmarsi per colpire Israele, ha lasciato che il proprio popolo rimanesse profugo, senza casa, e questo per un ignobile ricatto morale, un indottrinamento trascinato fino ai giorni nostri, sicché ora le nuove generazioni credono che la colpa dei loro disagi e della loro condizione sia da attribuire in toto agli ebrei. Complice l’ignoranza.
Signori europei e signori americani, voi che con le vostre telecamere filmate le scene di guerra, che restano cruente anche quando si tratta di una guerra giusta, cessate di piangere e tirate fuori le palle.
Si, esistono guerre giuste, esiste il diritto di difendersi, esiste la libertà di vivere in pace e chiunque voglia precludere questo diritto deve essere messo in condizione di non agire più. Ad ogni costo, con ogni mezzo. Mai più abbassare la testa, mai più chiudere gli occhi, mai più parole vuote, mai più dottrine d’odio ma viva sempre la libertà. Non vogliamo esportare democrazia, ciascun popolo è libero di autodeterminarsi ma non di rompere le palle.