Abusi su abusi

Articolo 609 bis.
Dei delitti contro la persona

Qualcuno mi illumini. Ho bisogno di saperlo. Perché un prete pedofilo fa più clamore di un pedofilo regista e perché, soprattutto, la società non si indigna per la lista elettorale presentata in Olanda – Il partito dell’amore libero, se non erro- che chiedeva, attraverso mezzi democratici, l’abolizione del reato di abusi sessuali a danno di minori di età: il partito dei pedofili, per farla breve.

Nessuno si indigna se Roman Polanski, trent’anni fa, abusò di una tredicenne facendola ubriacare ed in seguito sodomizzandola. E’ roba vecchia, si dice, la ragazza l’ha perdonato. Il noto regista ha sganciato, come altri prima di lui, una quota che s’aggira intorno ai 50mila dollari o forse di più per mettere a tacere la famiglia della vittima, non si è presentato al processo ed è volato via dagli Stati Uniti: meglio, per il genio, trovarsi una dimora più confortevole, cioè laddove i propri crimini non gli fossero spiattellati in faccia. Roman Polanski è un uomo di alta levatura morale, si sa, i suoi film sono capolavori (?). Succede che dopo trent’anni, mediante accordi diplomatici e lunghe strette di mano, il regista viene arrestato in Isvizzera. E che cose succede? Qualcuno direbbe “ah, finalmente”. Macchè. Scatta la difesa, l’apologia del pedofilo, in nome dell’alta levatura sopracitata: mica si può mettere Polanski in carcere. Ormai è vecchio.

Questa è l’altra ricetta. Prendete un prete, uno qualsiasi, di quelli cicciottelli e con lo sguardo torbido che ne approfittano del confessionale per inquinare la limpidità della fanciullezza, di quelli che perpetuano nell’errore e sono causa di male, un male che il denaro non può compatire, un male così osceno che non può non restare a lungo nel silenzio, non deve. Anche questo prete, una volta scoperto, ha dovuto prendere un aereo: altre mani complici hanno premuto sulla bocca della verità.

Fa ribrezzo a pensarci. Noi mandiamo i nostri figli in mezzo ai lupi travestiti da agnelli.

A tali reati è forte la voglia di rispondere con rabbia: a chi non è mai balenata l’idea di appendere i pedofili per gli zebedei? Ma quello che non riesco ancora a capire è il perché ci siano sempre misure differenti, perché il piatto della bilancia sia sempre portato a pendere da una parte o dall’altra. In sostanza, perchè l’indignazione non si sollevi sempre e comunque e generi scandalo allo stesso modo.

Perchè non ci si indigna quando un giudice dà i domiciliari ad uno accusato di reati sessuali, oppure quando infligge pene troppo lievi o, nel peggiore dei casi, lo assolve. Perché sono le teste di alcuni che possono saltare mentre altre, considerate più chic, restano salde al collo?

E’ il laicismo che rinfaccia la morale alla Chiesa, che aspira ad assumerne il controllo. E’ il paradosso di questi mesi che vorrebbe portare il Sommo Pontefice sul banco degli imputati ma che si dimostra clemente con gli esponenti della intellighenzia, che poco ha di intelligente; il fatto grave è che manchi la certezza della pena che tuteli i minori, o tutte le vittime di violenze sessuali, e che molti giudici non si decidano ad applicare la legge dando il massimo della pena a chi si macchia di tali crimini.

Perché si continua a proteggere chi ha commesso un reato, invece di tutelare chi lo ha subito? Credete che l’uomo sia fatto per la legge, o la legge per l’uomo?

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